E’ il settore degli industriali il leader di Wall Street
Nel 2025 il settore industriale ha preso il comando del mercato azionario americano, superando in performance persino i tanto celebrati titoli tech. Con un rialzo superiore al 16% da inizio anno, gli industriali hanno lasciato indietro sia il settore dell’informazione tecnologica sia quello dei servizi di comunicazione, entrambi in crescita di circa il 12%. L’indice S&P 500, nel suo complesso, si è fermato a un +9%, segno evidente che i flussi si stanno spostando verso una nuova leadership settoriale.
A sostenere questo rally degli industriali non è un recupero generalizzato del comparto, ma una serie di driver ben identificabili e concentrati in alcuni sottosegmenti, come osserva Peter Boockvar, chief investment officer di One Point BFG Wealth Partners. L’economia statunitense si è dimostrata sorprendentemente resiliente agli effetti delle tariffe introdotte dall’amministrazione Trump, che anzi stanno favorendo una rilocalizzazione produttiva e un maggiore investimento in capacità manifatturiera interna.
Il caso più emblematico è quello di GE Vernova, spin-off del colosso General Electric, che dall’inizio dell’anno ha messo a segno un balzo vicino al 90%, diventando il secondo miglior titolo dell’intero S&P 500. L’azienda, specializzata in turbine a gas per la produzione elettrica, sta beneficiando dell’esplosione della domanda di energia legata alla costruzione di data center per l’intelligenza artificiale. Il boom dei consumi energetici da parte dei grandi hub digitali ha reso le soluzioni di GE Vernova centrali nel nuovo paradigma infrastrutturale, al punto che l’azienda è anche uno dei leader mondiali nello sviluppo dei reattori nucleari modulari di piccola scala (SMR), una tecnologia emergente che attira sempre più interesse anche da parte del settore tecnologico.
Il contesto di espansione infrastrutturale spinto dall’AI favorisce anche altri protagonisti del comparto energetico-industriale come Johnson Controls International e Quanta Services, entrambi scambiati su nuovi massimi storici. Le loro tecnologie sono cruciali per migliorare efficienza e resilienza delle reti elettriche, rendendole più adatte a supportare l’enorme carico dei nuovi insediamenti digitali.
Parallelamente, il settore aerospaziale ha vissuto un sorprendente rilancio. GE Aerospace ha visto le sue azioni volare oltre il +60%, trainate dalla forte domanda di nuovi motori aeronautici e dai ricavi derivanti dalla manutenzione dei vecchi. Airbus e Boeing faticano a soddisfare la domanda di nuovi jet commerciali, costringendo molte compagnie a far volare più a lungo gli aerei in servizio, aumentando così la richiesta di componentistica e servizi. Anche Boeing ha partecipato al rally, con un progresso superiore al 30% da inizio anno.
Curiosamente, ci si sarebbe potuti aspettare che le politiche commerciali protezionistiche penalizzassero proprio l’aerospazio, storicamente dipendente da un regime di libero scambio. Tuttavia, la recente intesa commerciale tra Stati Uniti e Regno Unito ha riacceso le speranze che il comparto possa essere esentato da nuove imposizioni tariffarie, come ha dichiarato lo stesso CEO di GE Aerospace, Larry Culp.
Dopo un inizio d’anno turbolento, segnato dal crollo dei titoli difensivi e aerospaziali in seguito all’annuncio del nuovo piano tariffario di Trump in aprile, molti titoli del settore sono riusciti a recuperare e spingersi su nuovi massimi assoluti, grazie al rinvio nell’attuazione di gran parte dei dazi annunciati.
In definitiva, l’attenzione degli investitori si sta spostando su un gruppo ben definito di titoli industriali che stanno cavalcando trend strutturali come l’AI, la transizione energetica, il reshoring manifatturiero e la domanda di sicurezza infrastrutturale. È un momento cruciale per riconsiderare il peso del settore industriale in portafoglio: non si tratta di una rotazione ciclica temporanea, ma di un cambio di paradigma che merita attenzione.
