Gli investitori sono ancora “short” sul mercato USA
Il sondaggio mensile “Global Fund Manager Survey” di maggio 2025, realizzato da BofA e noto come “Geneva Prevention”, evidenzia un sentiment generale negativo degli investitori, seppure in miglioramento rispetto all’estremo pessimismo di aprile. Condotto prevalentemente prima dell’annuncio dei negoziati tra Stati Uniti e Cina, il sondaggio mostra investitori ancora prudenti, ma con aspettative leggermente più ottimistiche sulla crescita globale e meno inclini a prevedere una recessione immediata. Infatti, rispetto al mese precedente, la percentuale netta di investitori che si aspetta una crescita globale più debole è scesa dal record dell’82% al 59%, con solo l’1% netto degli intervistati che ora ritiene probabile una recessione globale, un calo significativo rispetto al 42% registrato ad aprile. La maggioranza prevede uno scenario di “soft landing” (61%), mentre diminuiscono nettamente le probabilità di un “hard landing” (26%) e resta bassa la percentuale che ipotizza uno scenario di crescita sostenuta senza rallentamenti (6%).
Sul fronte della politica economica, la guerra commerciale tra USA e Cina resta la principale fonte di preoccupazione e il rischio più temuto dagli investitori, considerato anche come la più probabile origine di eventuali crisi creditizie sistemiche. Nonostante la recente distensione annunciata a Ginevra, gli investitori prevedono ancora che le tariffe definitive applicate dagli Stati Uniti alla Cina si stabilizzeranno intorno al 37%, un livello superiore al 30% attualmente annunciato. Parallelamente, si attende un significativo intervento della Fed con due o tre tagli dei tassi nel corso dell’anno, mentre il 75% degli intervistati esprime preoccupazione che i tagli fiscali programmati negli Stati Uniti possano peggiorare sensibilmente il deficit pubblico.
Per quanto riguarda l’allocazione degli asset, si osserva un notevole ridimensionamento dell’esposizione obbligazionaria, ora in posizione neutrale dopo un lungo periodo di sovrappeso, accompagnato da un forte sottopeso del dollaro statunitense, che non era così accentuato dal maggio 2006. La liquidità media dei fondi gestiti è scesa leggermente, passando dal 4,8% al 4,5%, collocandosi al di sotto della media storica di lungo termine. L’oro è considerato ampiamente sopravvalutato, con gli investitori che definiscono la posizione lunga sull’oro come il trade più affollato attualmente presente sui mercati. Nel contempo, continua la marcata preferenza per i titoli europei rispetto a quelli statunitensi, con gli investitori posizionati sull’Eurozona ai massimi livelli dal 2017 e in deciso sottopeso sugli Stati Uniti, che registrano il livello di allocazione più basso degli ultimi due anni.
La preferenza per i titoli a grande capitalizzazione rispetto a quelli small-cap è ai massimi da giugno 2022, mentre dal punto di vista settoriale si assiste a una netta rotazione verso comparti ciclici come tecnologia e industriali, a discapito di settori difensivi come beni di consumo primari, sanità ed energia, quest’ultimo raggiungendo un sottopeso storicamente elevato. Per quanto riguarda la gestione della liquidità aziendale, gli investitori raccomandano alle società di migliorare i bilanci, restituire liquidità agli azionisti attraverso dividendi e buyback, e incrementare gli investimenti in capitale produttivo.
Dal punto di vista dei rischi, permane forte il timore che una recrudescenza della guerra commerciale tra USA e Cina possa scatenare una recessione globale. Inoltre, il rischio di inflazione che costringerebbe la Fed a nuovi rialzi è considerato il secondo fattore più preoccupante. Nonostante la prudenza complessiva, un eventuale scenario positivo, caratterizzato da una tregua commerciale più concreta, potrebbe favorire una forte ripresa delle azioni USA, dei mercati emergenti, delle small-cap e del settore energetico, mentre risulterebbe negativo per l’oro. Viceversa, uno scenario più negativo con un “hard landing” sarebbe favorevole per il settore sanitario e sfavorevole per l’Eurozona e il comparto bancario.
Nel complesso, il quadro che emerge dal sondaggio è quello di una cautela ancora prevalente, sebbene i primi segnali di miglioramento nel sentiment e nelle aspettative sulla crescita economica aprano uno spiraglio di ottimismo per il futuro.
