L’intelligenza artificiale e il futuro del lavoro: la grande scommessa di Wall Street

Secondo un’analisi approfondita pubblicata da Morgan Stanley (“AI Adoption and the Future of Work”, agosto 2025), l’intelligenza artificiale è destinata a diventare una delle forze trasformative più rilevanti per il mondo del lavoro e per i mercati finanziari. Non si tratta semplicemente di uno strumento di efficienza, ma di un cambiamento sistemico capace di ridefinire i modelli produttivi, i profili occupazionali e, di conseguenza, il valore delle imprese.

Il valore economico stimato

La banca d’affari calcola che l’adozione di AI da parte delle società dello S&P 500 possa generare 920 miliardi di dollari di benefici annuali netti, una cifra pari a circa il 28% degli utili pre–tax stimati per il 2026. Tradotto in termini di capitalizzazione di mercato, significa una creazione di valore potenziale compresa tra 13 e 16 trilioni di dollari nel lungo termine. Una cifra impressionante, che da sola rappresenterebbe un quarto dell’attuale valore complessivo dell’indice azionario americano.

Settori vincenti e settori più lenti

L’impatto non sarà omogeneo. Morgan Stanley evidenzia come i maggiori benefici siano attesi in comparti quali distribuzione al dettaglio di beni di consumo, real estate management, trasporti e servizi sanitari, dove il potenziale di risparmio e incremento di produttività potrebbe addirittura superare il 100% degli utili pre–tax attesi.
Al contrario, settori come semiconduttori e hardware tecnologico mostreranno benefici diretti inferiori, non perché l’AI non sia cruciale, ma perché queste industrie saranno soprattutto abilitatori del fenomeno, fornendo l’infrastruttura necessaria.

Automazione o “augmentazione”?

Uno dei punti centrali del report è la distinzione tra due percorsi di impatto dell’AI sul lavoro:

  • Automazione, cioè la sostituzione di mansioni svolte dagli esseri umani con algoritmi o robot, con conseguente rischio di riduzione dei posti di lavoro.

  • Augmentazione, ovvero l’affiancamento della tecnologia al lavoro umano, che libera tempo per attività a maggior valore aggiunto, generando nuove opportunità di crescita e margini.

Secondo Morgan Stanley, il 90% delle occupazioni sarà toccato in qualche misura dall’AI. In molti casi si tratterà più di trasformazione che di sostituzione. L’esempio storico è illuminante: l’arrivo del computer ha ridotto il numero di segretarie e contabili, ma ha creato milioni di nuovi posti da programmatori, analisti e sviluppatori.

Le nuove professioni dell’era AI

Il report sottolinea che l’intelligenza artificiale non si limiterà a ridurre ruoli tradizionali, ma darà vita a nuove figure professionali. Nel settore dei consumi, ad esempio, emergeranno AI product manager e supply chain forecasters. Nell’energia e nell’industria, l’AI spingerà verso ruoli come predictive maintenance engineer o digital twin engineer. In sanità, invece, sarà la volta di genetisti computazionali e fisici delle proteine, a testimonianza della fusione tra scienza dei dati e competenze settoriali.

Una sfida di governance e capitale umano

Perché questo potenziale si traduca in realtà, serviranno tre pilastri chiave:

  1. Investimenti nel capitale umano, con programmi massicci di reskilling per adeguare le competenze della forza lavoro.

  2. Governance responsabile, capace di gestire rischi etici, di sicurezza e di compliance.

  3. Strategie aziendali mirate, che non adottino l’AI per moda ma la integrino nei processi dove può davvero generare valore.

Conclusione: un’occasione epocale, non priva di rischi

Morgan Stanley vede nell’AI una leva in grado di alimentare crescita, produttività e innovazione in modo trasversale. Ma allo stesso tempo sottolinea che la transizione non sarà priva di frizioni: i benefici arriveranno nel medio-lungo termine e saranno accompagnati da rischi di dislocazione occupazionale, che solo investimenti in capitale umano e politiche adeguate potranno mitigare.

L’intelligenza artificiale, insomma, non è una bacchetta magica, ma un potente acceleratore. Come accadde con l’elettrificazione o internet, il futuro del lavoro dipenderà dalla capacità di aziende e governi di gestire il cambiamento e non di subirlo.

(Fonte: Morgan Stanley Research, “AI Adoption and the Future of Work”, agosto 2025)