Lululemon: proviamo a spiegare il motivo del crollo
Il titolo Lululemon ha subito un pesante calo del 23%, avviandosi verso la peggior correzione degli ultimi dieci anni. Il ribasso riflette una reazione negativa da parte del mercato, incentrata su tre elementi chiave: il rallentamento delle vendite in Cina, l’aumento dell’inventario e un traffico in negozio in calo sequenziale nel primo e secondo trimestre rispetto al quarto, nonostante l’offerta di nuovi prodotti sia tornata su livelli storici.
Le vendite comparabili in America continuano a mostrare debolezza, con un -1% riportato nel trimestre, e la società ha ammesso di non vedere segnali di miglioramento significativi in vista del secondo trimestre. Questo ha deluso le aspettative dei rialzisti, che speravano in una ripresa delle vendite tale da riportare la crescita su un ritmo positivo a bassa o media singola cifra (+LSD/MSD), contribuendo così a rivalutare il titolo verso un multiplo P/E più elevato nella fascia dei 20x.
Il titolo ha ceduto il 22% nel trading after-hours a seguito di una revisione al ribasso del 2,5% delle stime, che ha innescato una compressione del multiplo. Le preoccupazioni principali riguardano la Cina, un mercato considerato motore di crescita per il gruppo, dove le vendite comparabili sono scese dal +26% dello scorso trimestre a un modesto +7%. Il Capodanno cinese può aver rappresentato un ostacolo, ma il management non ha fornito spiegazioni dettagliate sul rallentamento, limitandosi a confermarne la presenza.
Dal lato della redditività, la guidance sui margini lordi per l’intero anno è stata rivista al ribasso di 110 punti base, rispetto ai -60 bps precedenti. La causa è attribuita a un mix di tariffe e sconti leggermente più elevati, con un impatto previsto di 50 bps. Per il secondo trimestre, si prevede un ulteriore calo di 200 bps. Tuttavia, nel primo trimestre le attività promozionali sono risultate in diminuzione, e la società ha dichiarato di non aver ancora osservato pressioni significative sui margini da questo fronte. Nonostante ciò, i ribassisti puntano il dito sull’inventario, in crescita del 23% in valore e del 16% in unità, il che rende difficile concedere il beneficio del dubbio alla società.
In termini di valutazione, il titolo Lululemon scambia ora a circa 17,6 volte la parte centrale della nuova guidance di utili per azione. Secondo alcuni analisti, come quelli di Morgan Stanley, il multiplo potrebbe scendere ancora verso l’area “mid-teens”, intorno ai 14x – un livello in cui tratta ad esempio Urban Outfitters (URBN). Tuttavia, Lululemon ha storicamente dimostrato una buona capacità di proteggere i margini anche in periodi di vendite deboli, sebbene resti aperta la questione su quanto a lungo potrà mantenere una disciplina promozionale tale da sostenere gli utili.
In sintesi, la delusione è stata innescata più da una mancanza di segnali di svolta che da un vero deterioramento dei fondamentali, ma con aspettative elevate e multipli compressi, il mercato ha reagito in modo brusco. La capacità del management di spiegare e invertire la tendenza in Cina, oltre che di stimolare una ripresa nel mercato nordamericano, sarà determinante per il futuro del titolo.
