Ma siamo sicuri che le tariffe verranno effettivamente eliminate???
I mercati finanziari hanno reagito con forte volatilità alla notizia che un collegio di giudici nominati da Biden e un membro della Corte del Commercio Internazionale – organismo fino a ieri praticamente sconosciuto – hanno emesso una sentenza che mette temporaneamente in pausa gran parte delle tariffe imposte dall’amministrazione Trump, inclusi i dazi ribattezzati “Liberation Day tariffs”. L’immediata reazione degli operatori è stata quella di interpretare la decisione come la fine della politica tariffaria aggressiva dell’ex presidente, portando a un rally del dollaro e facendo schizzare l’S&P 500 futures sopra i 6.000 punti, quasi in territorio di bull market.
Ma, secondo Goldman Sachs, si tratta di una reazione eccessiva. In una nota diffusa mercoledì sera dal capo economista politico Alec Phillips, la banca chiarisce che la decisione rappresenta sì un ostacolo per Trump, ma tutt’altro che definitivo. Il titolo del report è eloquente: “La Corte blocca la maggior parte degli aumenti tariffari, ma la Casa Bianca può ripristinarli tramite ricorso o facendo leva su altre autorità legali”. In sostanza, l’amministrazione ha ancora numerosi strumenti a disposizione per reimporre le stesse tariffe, anche qualora la Corte Suprema confermasse la decisione del tribunale del commercio.
Il contenuto della sentenza
La Corte del Commercio Internazionale ha bloccato i dazi imposti sulla base dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). In particolare, vengono sospesi aumenti per un totale di 6,7 punti percentuali, inclusi i dazi su Canada, Cina, Messico e la tariffa generale del 10%. Tuttavia, le tariffe settoriali (come quelle su acciaio, alluminio e auto) restano in vigore.
La sentenza obbliga l’amministrazione a sospendere la riscossione dei dazi entro dieci giorni, ma non prevede alcun rimborso per quelli già incassati. Trump ha già fatto appello presso la Corte d’Appello del Circuito Federale, e un eventuale ricorso potrebbe giungere fino alla Corte Suprema. Tuttavia, è improbabile che una decisione arrivi entro i dieci giorni imposti dalla sentenza.
Le vie alternative a disposizione di Trump
Goldman Sachs elenca diverse strade legali che Trump potrebbe percorrere per reintrodurre i dazi:
-
Sezione 122 del Trade Act: consente di introdurre tariffe fino al 15% per un massimo di 150 giorni in risposta a uno squilibrio della bilancia dei pagamenti o per evitare un crollo del dollaro. Questa procedura non richiede indagini formali e potrebbe essere attivata rapidamente, anche in pochi giorni. Dopo i 150 giorni, servirebbe l’approvazione del Congresso per estendere le misure.
-
Sezione 301: consente all’USTR (United States Trade Representative) di avviare indagini su pratiche commerciali scorrette di Paesi terzi. L’amministrazione potrebbe utilizzarla per avviare nuovi dossier contro i principali partner commerciali, con la possibilità di imporre dazi senza limiti di entità o durata. Tuttavia, l’intero processo richiederebbe almeno alcune settimane o mesi.
-
Sezione 232: già utilizzata da Trump per imporre dazi su acciaio, alluminio e auto. Potrebbe essere estesa ad altri settori, come farmaceutica o semiconduttori. Le tariffe settoriali comportano minori rischi legali e potrebbero diventare lo strumento preferito in caso di incertezza sull’uso dell’IEEPA.
-
Sezione 338 del Trade Act del 1930: mai utilizzata finora, ma autorizza il presidente a imporre dazi fino al 50% su importazioni da Paesi che discriminano gli Stati Uniti. È simile alla Sezione 301 ma con un tetto massimo e senza necessità di indagine.
Le prospettive secondo Goldman
Nell’immediato, è improbabile che il team legale di Trump riesca a ottenere una sospensione della sentenza nei dieci giorni previsti. Più realistico, secondo Goldman, è che venga rapidamente annunciata una nuova tariffa generalizzata sotto la Sezione 122, guadagnando tempo per avviare una serie di procedimenti ai sensi della Sezione 301. Tuttavia, sarà difficile completare tali indagini per tutti i partner commerciali rilevanti entro i prossimi mesi.
Nel caso in cui la sentenza contro l’uso dell’IEEPA restasse in vigore, i Paesi con minori surplus verso gli USA o meno rilevanti dal punto di vista commerciale potrebbero evitare l’imposizione di nuove tariffe una volta scaduti i 150 giorni previsti dalla Sezione 122.
In sintesi, la maggior parte delle tariffe volute da Trump – in particolare quelle su Cina, Unione Europea e Giappone – potrebbe restare in vigore, anche se la Corte Suprema dovesse confermare il verdetto della Corte del Commercio Internazionale.
Implicazioni sui mercati
Sul piano cross-asset, Bobby Lien di Goldman osserva che l’ipotesi di tariffe universali avrebbe dovuto indebolire il dollaro. Ma con l’attuale sospensione, il mercato sta correggendo questa visione. Le principali valute si sono indebolite rispetto al dollaro: il cambio USD/JPY è salito fino a 145,80 (+0,70%), mentre l’AUD è rimasto sostanzialmente stabile grazie al contesto di risk-on sui mercati azionari (E-mini S&P +1,7%). Le valute rifugio come franco svizzero, yen e euro stanno sottoperformando.
Naturalmente, se la decisione del tribunale commerciale dovesse essere ribaltata in appello, anche i movimenti di mercato attuali potrebbero invertirsi. Nel frattempo, sarà interessante osservare quali posizioni short si riveleranno le più esposte in questa fase di incertezza.
