Microsoft e Meta analisi e impatto sul comparto tech

Ieri sera, a mercati chiusi, Meta Platforms e Microsoft hanno consegnato risultati che riaffermano la loro centralità nell’attuale ciclo di spesa in intelligenza artificiale, ma lo fanno partendo da modelli di business molto diversi. Meta ha chiuso il secondo trimestre con ricavi per 47,52 miliardi di dollari, in crescita del 22 % anno su anno, sostenuti da un mix di volumi pubblicitari (+11 % di impression) e di prezzi (+9 % per annuncio). Il costo del venduto è rimasto contenuto a 8,49 miliardi, così il margine lordo ha superato l’82 %, mentre l’utile operativo di 20,44 miliardi si è tradotto in un margine del 43 % – un livello che, pur inferiore a quello della percorrenza del 2021-22, indica una buona leva operativa malgrado un raddoppio quasi secco degli ammortamenti legati a data-center e GPU.

All’interno del gruppo emergono due fotogrammi opposti. Il perimetro Family of Apps (Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger) ha generato 47,15 miliardi di ricavi e 24,97 miliardi di utile operativo, con un margine di divisione attorno al 53 %. Reality Labs, invece, ha fatturato appena 370 milioni ma ha bruciato 4,53 miliardi: ogni dollaro di visori, avatar e ambienti immersivi ha generato oltre dodici dollari di perdita operativa, confermando che il metaverso è ancora un progetto a lunghissimo orizzonte.

Meta ha alzato la parte bassa della guidance di spesa in capitale portandola a 66-72 miliardi per l’intero 2025 – circa 30 miliardi in più rispetto al 2024 – e ha avvertito che il 2026 vedrà “una crescita di spesa altrettanto significativa”, perché l’accelerazione di Llama richiede cluster di GPU e reti ottiche dedicate. Contestualmente ha indicato per il terzo trimestre un range di ricavi fra 47,5 e 50,5 miliardi, di fatto ben sopra le previsioni di consenso  L’impianto implica che Meta sta trasformando l’ex metaverso in un cantiere infrastrutturale volto soprattutto a sostenere modelli di AI generativa e sistemi di raccomandazione, piuttosto che caschi VR consumer; il mercato ha premiato la chiarezza sul ritorno pubblicitario, facendo volare il titolo di oltre l’11 % nell’after-hours.

Microsoft, che chiude l’esercizio a giugno, ha archiviato il suo quarto trimestre fiscale con ricavi per 76,44 miliardi (+18 %) e un utile operativo di 34,32 miliardi (+23 %); il margine operativo di quasi 45 % è ancora più notevole se si considera che il costo del venduto (24,01 miliardi) incorpora l’ammortamento di server GPU e impianti di raffreddamento ormai ai limiti della fisica. In dettaglio, la divisione Productivity & Business Processes ha consegnato 33,11 miliardi di ricavi con un margine di circa 57 %, seguita da Intelligent Cloud a 29,88 miliardi (margine 41 %) e More Personal Computing a 13,45 miliardi (margine 24 %). L’area Azure ha messo a segno un +39 % anno su anno e vale ormai oltre 75 miliardi di run-rate: è la prima volta che il management divulga il dato, segnale di fiducia nella capacità di colmare il gap con AWS.

Nella call il CFO Amy Hood ha stimato per il trimestre in corso un record assoluto di investimenti: oltre 30 miliardi di dollari di capex, e una crescita di Azure che dovrebbe restare intorno al 37 %, ben sopra le attese degli analisti. Di fatto Microsoft vuole blindare la quota di mercato sui carichi di lavoro AI e, parallelamente, monetizzare Copilot in ambiente Microsoft 365: la vendita di licenze premium rende sostenibile una traiettoria di spesa che, su base annua, sfiorerebbe i 120 miliardi.

La combinazione dei due annunci ha spinto l’intero comparto tecnologico: nell’after-hours il Nasdaq-100 future è balzato di oltre un punto percentuale, mentre i soli Meta e Microsoft hanno aggiunto circa mezzo trilione di dollari di capitalizzazione a Wall Street; Nvidia, già regina degli acceleratori AI, ha segnato un ulteriore +1 %, Amazon è salita del 2 % in vista dei propri conti. L’effetto domino è spiegabile su più fronti:

• Per Nvidia e, in misura minore, AMD e Broadcom, l’aumento combinato dei capex di Meta e Microsoft certifica ordini di GPU e interconnessioni InfiniBand che resteranno in backlog per molti trimestri, rafforzando la visibilità dei ricavi nell’hardware AI.
• Per Alphabet la ripresa dei prezzi pubblicitari di Meta riduce il rischio di “deflazione” nel display advertising e suggerisce che anche YouTube e Search possono spuntare CPI più alti nel secondo semestre.
• Per Amazon, il nuovo livello di disclosure su Azure crea un benchmark esplicito: il mercato pretenderà domani una traiettoria di crescita e di margini allineata se non superiore, pena una rotazione di capitali verso Redmond.
• Per Apple l’assenza di un pilastro cloud-AI immediatamente monetizzabile rende il titolo una possibile fonte di liquidità tattica: ieri il titolo ha ceduto quasi un punto percentuale nella sessione regolare, movimento che appare coerente con la migrazione di risk-budget verso i “puri” abilitatori AI.

In sintesi, Meta conferma di poter finanziare la corsa all’intelligenza artificiale con la rendita pubblicitaria del suo ecosistema social, mentre Microsoft dimostra che è possibile combinare crescita cloud a doppia cifra con margini quasi da software puro, purché la leva dell’AI generativa giustifichi un’esposizione in conto capitale senza precedenti. Chi fornisce silicio, interconnessioni ottiche, design di data-center o servizi SaaS complementari si trova oggi in un circolo virtuoso, ma la sostenibilità di multipli già eccezionali resta legata tanto alla continuità degli ordini quanto – e forse di più – alla traiettoria dei tassi reali USA nei prossimi sei-nove mesi.